Università di Oxford: il rischio di trombosi è più alto con il Covid che con il vaccino

3' di lettura 15/04/2021 - Il rischio della "CVT" (trombosi venosa cerebrale), una rara coagulazione del sangue, dopo aver contratto l'infezione da Covid-19, è di molte volte superiore a quella post-vaccinazione o in seguito alla normale influenza stagionale.

Questo, secondo quanto emerso da uno studio guidato da Paul Harrison e da Maxime Taquet del Dipartimento di Psichiatria dell'Università di Oxford e del NIHR Oxford Health Biomedical Research Center, dove è stato conteggiato il numero di casi di CVT diagnosticati nei 15 giorni successivi alla diagnosi di coronavirus, o dopo la prima dose di un vaccino. Numero poi raffrontato con le incidenze calcolate di CVT a seguito dell'influenza e con il livello di fondo nella popolazione generale.

Dalla ricerca si evidenzia come la CVT sia più comune dopo il Covid-19 rispetto a qualsiasi gruppo di confronto, con il 30% di questi casi che si verifica nei minori di 30 anni. Rispetto agli attuali vaccini Covid, questo rischio è compreso tra 8-10 volte superiore e, rispetto al basale, circa 100 volte superiore.

Confrontando i casi segnalati di trombosi venosa cerebrale nei pazienti Covid con quelli di CVT in coloro che avevano ricevuto un vaccino anti-Covid19, è risultato che su oltre 500.000 pazienti Covid, la CVT si era verificata in 39 su un milione di pazienti. In oltre 480.000 persone che avevano ricevuto un vaccino mRNA COVID-19 (Pfizer o Moderna), la CVT si era verificata in 4 su un milione.

Inoltre, è stato segnalato che la trombosi venosa cerebrale si verifica in circa 5 persone su un milione dopo la prima dose del vaccino AstraZeneca-Oxford. Rispetto ai vaccini con mRNA, il rischio di una CVT da Covid è circa 10 volte maggiore. Rispetto al vaccino AstraZeneca, il rischio di una CVT da Covid è circa 8 volte maggiore. I confronti e i dati devono ancora essere interpretati con la massima cautela poiché gli elementi continuano giorno dopo giorno ad affluire.

Ha commentato Paul Harrison, professore di psichiatria e capo del gruppo di neurobiologia traslazionale presso l'Università di Oxford: "Ci sono preoccupazioni circa le possibili associazioni tra vaccini e CVT, che inducono i governi e le autorità di regolamentazione a limitare l'uso di determinati vaccini. Tuttavia, una domanda chiave è rimasta sconosciuta. Qual è il rischio di CVT a seguito di una diagnosi di Covid? Abbiamo raggiunto due importanti conclusioni. In primo luogo, il Covid aumenta notevolmente il rischio di CVT, aggiungendosi all'elenco dei problemi di coagulazione del sangue causati da questa infezione. In secondo luogo, il rischio Covid è più alto di quello che vediamo con gli attuali vaccini, anche per gli under 30; qualcosa che dovrebbe essere preso in considerazione quando si prendono in esame gli equilibri tra rischi e benefici per la vaccinazione"

Il dottor Maxime Taquet del Translational Neurobiology Group, ha dichiarato invece che "è importante notare che questi dati dovrebbero essere interpretati con cautela, soprattutto perché i dati sul vaccino Oxford-AstraZeneca provengono dal monitoraggio EMA, mentre gli altri dati utilizzano l'elettronica TriNetX rete di cartelle cliniche. Tuttavia, i segnali che il Covid è collegato alla CVT, così come alla trombosi della vena porta - un disturbo della coagulazione del fegato - sono chiari e dobbiamo prenderne atto".






Questo è un articolo pubblicato il 15-04-2021 alle 16:17 sul giornale del 16 aprile 2021 - 111 letture

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